Progetti che superano i confini
Uno dei progetti a cui ho lavorato, la Re:bble Tower, è sorta nel 2025 nel campus dell’EPFL a Friburgo e rappresenta il fulcro del mio lavoro. Si tratta di una torre a grandezza naturale alta cinque metri, a due piani, realizzata a partire da detriti di demolizione. Ciò che cerco di dimostrare è che riutilizzando il calcestruzzo in modo qualitativo è possibile sostituire una parte del calcestruzzo nuovo nelle costruzioni, con un risparmio che secondo le nostre analisi può arrivare fino al 75 per cento. Altre ricerche dimostrano che il riutilizzo del calcestruzzo può comportare una riduzione media delle emissioni di CO₂ dell’80 per cento, il che è notevole. Inoltre, ho avuto l’opportunità di coordinare il progetto rebuiLT portato avanti dagli studenti dell’EPFL. In questo caso, la struttura portante è in calcestruzzo di recupero segato, proveniente da un edificio destinato alla demolizione. Si tratta di un padiglione il cui obiettivo è sensibilizzare sulle possibilità offerte dal calcestruzzo e da altri materiali di origine biologica e minerale. Per chi volesse visitarlo, si trova a pochi passi dal campus. A ciò si aggiunge la volontà di includere il maggior numero possibile di elementi provenienti da edifici esistenti per privilegiarne la circolarità.
Cambiare abitudini: un cantiere a sé stante
Oggi la sfida consiste nel convincere le imprese di costruzione che utilizzare questo tipo di calcestruzzo vale la pena. In Svizzera non ho particolari problemi, ma a livello internazionale è più complicato. Per ora le imprese sono riluttanti perché sanno che necessita di un po’ più di tempo e che è più caro rispetto al calcestruzzo nuovo, ma secondo me in futuro le cose cambieranno.
In fin dei conti, penso sia un tema per cui occorra un’intera carriera. Esistono moltissime strutture in calcestruzzo e quelle in disuso saranno sempre più numerose. Finché si continuerà a demolire edifici, come in Svizzera, ci saranno le condizioni per portare avanti il riutilizzo del calcestruzzo. Pensando al futuro, l’ideale sarebbe demolire meno, o addirittura smettere di demolire per poi costruire da zero».
Intervista a cura di Fanette Fabrizio