Gustare una salsiccia vegana in un piatto riutilizzabile e dopo la partita rientrare a casa con i mezzi pubblici: praticamente una consuetudine per le migliaia di tifosi dello Young Boys (YB). Il club ha investito nella sostenibilità come nessun altro in Super League e si è guadagnato un posto d’onore nel rapporto di sostenibilità della Swiss Football League. Anche per altri eventi, siano essi sportivi o culturali, ci si aspetta ormai maggiore attenzione agli aspetti green. La sostenibilità svolge oggi un ruolo determinante nell’organizzazione di grandi eventi. I comitati possono prendere spunto dalla sessantina di raccomandazioni elaborate dai Cantoni e dalle Città membri dell’Associazione svizzera per eventi sostenibili (Association suisse pour des manifestations durables, ASMD). Questo elenco è servito tra l’altro come base di riflessione per due grandi manifestazioni tenutesi nella primavera e nell’estate di quest’anno: l’Eurovision Song Contest a Basilea e gli Europei di calcio femminili. «Abbiamo compiuto un grande passo avanti a livello di impegno e competenze in materia di eventi sostenibili», spiega Kaarina Riesen, responsabile della gestione della sostenibilità presso la Città di Basilea.
I rapporti di sostenibilità dell’Eurovision e degli Europei di calcio sono attesi per la fine dell’anno. Martin Müller, autore di studi riconosciuti sulla sostenibilità dei Giochi olimpici (v. riquadro), li consulterà con grande attenzione. «Grandi eventi a zero emissioni di CO2 sembrano impossibili, ma oggi ci si aspetta dagli organizzatori che li inquadrino nel contesto degli Accordi di Parigi e che lo documentino con precisione», afferma il professore di geografia all’Università di Losanna. «Inoltre, non è più accettabile raggiungere questi obiettivi ricorrendo alle compensazioni di carbonio. L’impatto dell’evento a livello locale deve essere limitato e analizzato, in particolare per quanto riguarda gli effetti negativi legati a tre aspetti rilevanti: gli spostamenti del pubblico, la costruzione di nuove infrastrutture e la gestione operativa (rifiuti, ristorazione ecc.)».
Nuove pratiche all’orizzonte
Quanto ai due grandi eventi, la parola d’ordine sarà «trasparenza», promette Kaarina Riesen. «Non consegneremo un rapporto di marketing che afferma che tutto è stato perfetto, ma indicheremo ciò che non ha funzionato».
Fra le buone pratiche da rammentare, la collaboratrice della Città di Basilea mette in risalto la creatività e l’impegno di tutti i soggetti per trovare soluzioni in tempi strettissimi (la città ospitante è stata designata appena nove mesi prima della serata di apertura). Un esempio in tal senso proviene dall’economia circolare. «Con grande impegno, un’associazione locale che si adopera per ridurre i rifiuti è riuscita a implementare progetti di upcycling, come borse e altri oggetti realizzati a partire da bandiere e striscioni della città ospitante. Il servizio di nettezza urbana della città ha inoltre allestito postazioni temporanee per la raccolta differenziata e garantito la pulizia dei siti. Sebbene dal 2015 alle manifestazioni di Basilea le stoviglie riutilizzabili siano la norma, un buon numero di ospiti si presenta comunque con bevande e cibi propri». Grazie a partenariati regionali, svizzeri e transfrontalieri, anche l’offerta di trasporti pubblici è stata sensibilmente potenziata. In occasione dell’Eurovision sono state effettuate oltre 850 corse supplementari di tram e autobus e sono circolati 100 treni speciali. La sera della finale, i parcheggi cittadini erano occupati solo per metà, ha rilevato il Cantone di Basilea in un comunicato.
Secondo Kaarina Riesen, un altro fattore di successo è stato il know-how delle sedi che hanno ospitato i diversi eventi, come il Congress Center Basel, in materia di sostenibilità. Non va inoltre dimenticata l’importanza del sostegno politico: «La sostenibilità era un criterio importante del capitolato della SSR. E poi, come membro del team centrale, ho potuto esporre l’argomento a più riprese. Un ulteriore elemento di successo è stato il sostegno ricevuto dal responsabile generale del progetto per la città, Beat Läuchli. Non da ultimo, il Consiglio di Stato si è espresso più volte sulla sostenibilità, contribuendo a dare risalto al tema fra il grande pubblico».

Un elemento scenografico è stato installato alla St. Jakobshalle di Basilea per un evento stampa legato all’Eurovision. Secondo la SSR, lo spettacolo che si terrà alla St. Jakobshalle di Basilea impiegherà tecnologie per ridurre al minimo il consumo di risorse e moduli riutilizzabili. ©TIL BUERGY/KEYSTONE
Lezioni utili per il futuro
A posteriori alcune misure potrebbero tuttavia essere attuate in maniera diversa, ammette Kaarina Riesen: «Abbiamo tenuto conto il più possibile dell’approvvigionamento con prodotti e servizi sostenibili, ma in futuro ci sarà ancora molto da fare. A causa dei vincoli temporali, per esempio, abbiamo dovuto selezionare i servizi di catering prima che i criteri per una ristorazione sostenibile fossero stabiliti in via definitiva. Alla fine, molti criteri dell’elenco sono stati classificati come "auspicabili" anziché "indispensabili", ma siamo comunque riusciti a proporre, con grande soddisfazione, menu per il 75 per cento vegetariani».
Se potesse ricominciare da capo, la specialista di sostenibilità elaborerebbe fin dall’inizio una strategia di comunicazione congiunta tra i vari servizi coinvolti nell’evento. «Come vogliamo comunicare in tema di sostenibilità?» Su questo punto, all’interno dell’amministrazione le opinioni divergevano.
Se avesse avuto più tempo a disposizione, il team avrebbe potuto verificare che le formazioni fossero state debitamente comprese e applicate. «In futuro vorrei puntare maggiormente anche sulla collaborazione con gli sponsor e adottare una carta comune. È essenziale che conoscano e utilizzino i loro margini di manovra a favore dello sviluppo sostenibile».
Kit per gli organizzatori
Oltre a grandi eventi unici, in Svizzera si tengono ogni anno circa 230 000 manifestazioni di qualunque portata. Per migliorare il loro bilancio ecologico, i comitati organizzatori dispongono di strumenti a livello nazionale, come la nuova piattaforma «ProfilEVENT» dell’ASMD, che permette di orientarsi in modo strutturato fra la sessantina di raccomandazioni esistenti. Le iniziative si moltiplicano anche a livello cantonale: il Cantone di Vaud, per esempio, ha creato il «KITmanif». La «20 km di Losanna», che lo scorso aprile ha attirato nella capitale vodese oltre 35 500 podisti, ha contribuito al suo lancio. «Dobbiamo essere un modello per la regione», ribadisce Xavier Bassols, Event manager presso l’Ufficio dello sport della Città di Losanna.

Per la «20 km di Losanna» sono state adottate molte misure al fine di limitare l’impatto dell’evento. In occasione della corsa, che lo scorso aprile ha attirato oltre 35 500 podisti, i trasporti pubblici sono diventati gratuiti, si è rinunciato alla distribuzione di gadget e si è optato per stoviglie riutilizzabili . Resta però una sfida: ridurre il costo ecologico della produzione delle iconiche magliette legate all’appuntamento sportivo. © Lilian Menetrier 36
Già dal 2017 i trasporti pubblici per recarsi alla competizione da qualsiasi località della Svizzera sono gratuiti. «Chi paga l’iscrizione può, contestualmente, richiedere un biglietto gratuito. Nel 2025 ne ha usufruito il 20 per cento degli iscritti, ovvero circa 6500 persone. Gli altri arrivano in auto, oppure con il proprio abbonamento ai trasporti pubblici, a piedi o in bicicletta». Un altro sforzo si è compiuto in tema di materiali: la maggior parte (barriere, segnaletica, seggiole) proviene da fornitori sostenibili e deve poter essere riutilizzata in altri eventi o rivenduta per avere una seconda vita. «Abbiamo anche rinunciato alla distribuzione di gadget». Gli organizzatori hanno così anticipato il divieto delle stoviglie monouso che entrerà in vigore a Losanna l’anno prossimo.
Oltre ai costi di queste misure, devono essere superate anche sfide legate all’approvvigionamento. «Facciamo confezionare in Cina oltre 30 000 magliette per i partecipanti, con etichetta e tracciabilità, ma mi piacerebbe ridurre il costo ecologico di questa produzione», spiega Xavier Bassols. «Per il momento eliminarle non è un’opzione, dato che i podisti le indossano spesso anche dopo le gare e per noi rappresentano un importante strumento per farci pubblicità. Le medaglie, invece, che finivano spesso in fondo a un cassetto, non verranno più distribuite gratuitamente agli adulti».
Oltre a definire e a implementare obiettivi di sostenibilità ambiziosi, Martin Müller invita i territori a ribaltare la prospettiva. «Bisognerebbe chiedersi quale evento sia adattabile alla propria città o regione, invece di domandarsi come la città o la regione possano adattarsi all’evento».
Dal 2024, ogni squadra di calcio che milita in Super League deve designare una persona responsabile della sostenibilità e dotarsi di una strategia in materia. A Berna, lo YB ha introdotto questa figura già diversi anni fa. «Come squadra di calcio di forte impatto, anche emotivo, abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri tifosi, della città, della regione, persino del Paese», ritiene Timon Lanz, che ricopre questa funzione nel club. Nell’ultimo «Sustainability Ranking» della SFL, lo YB è nettamente in testa e, con il 77 per cento dei criteri soddisfatti, si colloca ben al di sopra dell’FC Winterthur (47 %) e dell’FC Basilea (46 %).
La società misura periodicamente la propria impronta di carbonio. Oltre la metà delle emissioni di CO2 della stagione 2023/2024 è imputabile alla mobilità (52,7 %, di cui il 43 % per gli spostamenti dei tifosi), seguita da produzione di materiali e servizi, come il merchandising o la manutenzione del terreno di gioco (39,8 %), trasporto dei veicoli del club (3,6 %), energia (3,2 %), rifiuti e riciclaggio (0,8 %).
Timon Lanz è fiero dei progressi in atto. «La gestione interna della ristorazione ci ha permesso di sviluppare un’offerta per il 50 per cento priva di carne. Grazie a un software basato sull’IA che monitora per immagini e per peso gli alimenti siamo anche riusciti a ridurre in modo significativo lo spreco di cibo al ristorante Eleven». Riguardo alla mobilità, la strategia messa in atto ha permesso di raggiungere una quota di mobilità sostenibile del 69 per cento (trasporti pubblici, bicicletta, spostamenti a piedi, mobilità elettrica). Il club sta inoltre lavorando con la Super League a uno strumento di car pooling.
Ma a complicare il quadro c’è l’incertezza economica, che rende complesse le misure di sostenibilità. «Ci siamo posti l’obiettivo di ridurre del 50 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030, e intendiamo raggiungerlo. Tuttavia, gli investimenti in questo campo dipendono dalle entrate generate dai risultati della squadra. È un problema con cui devono fare i conti tutti i club».
Giochi olimpici: l’ecologia di fronte a un gigante
La Svizzera potrebbe trovarsi a organizzare i Giochi olimpici invernali del 2038, novant’anni dopo l’ultima edizione in territorio elvetico, a St. Moritz. La sostenibilità avrà un ruolo significativo nelle discussioni sull’organizzazione dei Giochi olimpici. «Negli ultimi decenni i mega eventi sportivi hanno sempre seguito uno schema simile: gli organizzatori promettono Giochi sempre più sostenibili, ma nella maggior parte dei casi non raggiungono gli obiettivi», spiega Martin Müller, professore di geografia all’Università di Losanna.
Per migliorare il bilancio ambientale dei Giochi olimpici potrebbero essere studiate diverse opzioni. «Questi eventi dovrebbero essere più dilatati nel tempo e nello spazio. In questo modo, la pressione esercitata sulle infrastrutture urbane sarebbe inferiore e si sfrutterebbero meglio le installazioni esistenti». Lo specialista ritiene necessario limitare il numero di spettatori e frenare la corsa al gigantismo, sviluppando ulteriormente l’offerta digitale aumentata per il pubblico televisivo. Andrebbero infine introdotti meccanismi di monitoraggio indipendenti dei piani di sostenibilità, con obiettivi chiari.
